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La sete abbondante (parte 3)

December 10, 2007

le enormi mammelle della zia formano una grande vasca di carne (c) bbwbunnies.com

Trascorsi un’estate bellissima con zia Carmela. Ogni giorno mi preparava piatti deliziosi, sia per pranzo che per cena. Come diceva lei, erano molto “ricchi e sostanziosi”. Mangiavamo insieme sul terrazzo, io in calzoni corti e a torso nudo, lei in bikini. Esponeva sempre con tranquillità le sue curve burrosissime. Se non era in bikini, indossava un pareo attorno ai fianchi e una canottiera da cui invariabilmente traboccavano i seni.

La sua cucina era molto saporita e gustosa, talmente buona che facevamo sempre a gara a chi mangiava di più. I dessert erano forse la sua specialità. Ne faceva di fantastici, sempre nuovi e con qualche leggera variazione. Ogni due o tre giorni ne preparava uno, anche se quello precedente non era ancora finito. Nulla andava sprecato, comunque, perchè entrambi eravamo golosi. Era una goduria perchè la zia tagliava porzioni di dolce veramente abbondanti per entrambi. Lei finiva sempre il suo piatto, io quasi sempre.

Finita la vacanza, non vidi zia Carmela per sei anni di fila, nonostante le insistenze con i miei genitori da parte mia e di zia Carmela stessa. La scusa era che dovevo migliorare i miei voti a scuola. Al mio dodicesimo anno, però, riuscii finalmente ad avere ottimi voti, per cui il mio desiderio fu esaudito.

Parlai con zia Carmela al telefono il giorno prima di salire sul treno. Tra le altre cose, ci accordammo su dove mi sarebbe venuta a prendere e a che ora. Era davvero molto contenta di sentirmi, parlammo un po’ dei bei tempi passati e di come avremmo dovuto vederci prima in qualche modo.

Poi, all’improvviso, con una soffusa esclamazione (come se stesse condividendo un segreto) mi disse, “Sapessi come sono ingrassata!”

Il tono della sua voce mi colpì particolarmente e mi fece tornare in mente il suo calore materno. Infatti, più le parlavo più sentivo il desiderio di abbracciarla. Nella mia mente c’era questa immagine di morbidezza e rotondità che non visualizzavo del tutto ma sentivo molto forte, o volevo sentire.

“Madonna… sono davvero molto più grassa, tesoro. Sai che i miei fianchi sfregano nelle porte adesso? Che roba… Cosa vuoi che ti dica, mi sono allargata. Comunque non preoccuparti… anche se la zia è ingrassata ti porta lo stesso in spiaggia, sai?” aggiunse come per tranquilizzarmi.

Il calore delle sue parole mi eccitò non poco, lasciandomi in trepidante attesa per l’indomani. Anche se ero molto giovane avevo già una forte passione per le femmine, e spesso questa mi portava a litigi con le mie coetanee, a cui cercavo insistentemente di stringere le acerbe poccie. Mi limitavo solo alle ragazze con le tette più grosse, ma la maggior parte si lamentava delle mie molestie anche quando non le rigardava. Che stupide.

Il viaggio in treno trascorse senza problemi di sorta. Arrivai assetato per via dell’afa, ma sicuramente zia Carmela mi avrebbe fatto bere dalla sua borraccia. Appena scesi dal treno la vidi venirmi incontro sorridendo. Non c’era molta gente alla stazione. Era davvero ingrassata: le sue curve carnose erano assai evidenti e le sue masse di ciccia ballonzolante non erano certo celate. Notai molti maschi girarsi per contemplare le sue rotondità.

Dopo che le feci ciao con la mano iniziò a correre verso di me per l’eccitazione. I suoi floridi cuscini di lardo iniziarono a rimbalzare con pesantezza dentro i suoi vestiti, come se tentassero di uscire fuori. Soprattutto le gigantesche mammelle, raccolte in un reggiseno-vasca, sguazzavano in modo particolarmente fragoroso, come se la zia stesse correndo con una pentola piena di latte tra le mani. Io seguii semplicemente il mio istinto: lasciai la valigia per terra e le corsi incontro per tuffarmi dentro le sue belle zinne materne. Arrivatole vicino mi accorsi che le sue tette erano veramente enormi e grasse, molto più grandi della mia testa.

Zia Carmela mi accolse a braccia aperte tra quelle soffici montagne ballonzolanti. Il mare di carne nel reggiseno-vasca mi rimbalzò in faccia più volte, mentre la zia mi stringeva a se. A mia volta, io mi aggrappai alla sua vita, poggiando le mie braccia sui suoi grossi fianchi sporgenti per tenermi su. La zia mi strinse a se, schiacciando il mio intero corpo contro il suo e avvolgendomi tra le sue magnifiche colline.

Il mio cazzo divenne duro come non mai e sebbene fossi un po’ confuso, provai subito un immenso piacere. Infatti, l’abbraccio di zia Carmela fece affondare il mio membro eretto, che sporgeva da dentro i calzoni della mia tuta, tra le sue coscione rigonfie di cellulite. Era morbidissima.

Quando mi liberai per un momento dal suo caldo abbraccio notai un paio di persone che si erano fermate a guardarci con la bava alla bocca. Potevo vedere l’invidia stampata sui loro occhi. Per tutta risposta zia Carmela si aggiustò il reggiseno di fronte a loro, sollevando i suoi enormi seni in modo plateale, persino inchinandosi un poco, come per facilitare loro la visione. Poi si girò verso di me, lasciò cadere le mammelle dentro la “vasca” e mentre queste rimbalzavano a destra e a sinistra a più non posso, allungò le braccia in avanti per abbracciarmi. Immersi tutta la mia testa tra le mammelle ballonzolanti e potrei giurare che, tra un bacio e l’altro, la zia guardava gli avventori apertamente negli occhi. Uno di questi non potè fare a meno ti toccarsi in pubblico. La zia gli sorrise bonariamente, e contemporaneamente mi strinse a se un po’ di più. Mi aggrappai alle abbondanti maniglie sui suoi fianchi, dopo averle palpate per bene.

Mentre muovevo la testa dentro il suo seno materno, spingendo le sue grandi masse di carne burrosa a destra e a sinistra, all’improvviso un grosso capezzolo sgusciò fuori dall’enorme reggiseno. Subito iniziò a sgocciolare un po’ di latte, una grossa goccia dietro l’altra, come se quelle sue mammelle da mucca fossero talmente piene che il latte traboccava fuori alla minima occasione. Zia Carmela rise con innocenza ma prontamente afferrò la mammella ribelle e la rimise dentro la “vasca”. Poi mi prese per mano a mi accompagnò a grandi passi verso la macchina, noncurante del lardo che tremolava e rimbalzava sonoramente sotto i suoi passi pesanti.

Sentii un avventore gridare, “Dai il latte al bambino, eh?”

“Mi raccomando!” rispose un altro.

Salimmo sulla macchina tra i fischi e pure qualche applauso. Zia Carmela li ignorò completamente ma allo stesso tempo mi sorrise felice. Ero felice anch’io, e contraccambiai il sorriso senza esitazioni.

La sete abbondante (parte 2)

November 27, 2007

La zia mi aspetta con le tette di fuori ©bbwfantasygirls.com

Scavalco la staccionata e mi ritrovo davanti alla zia, che mi accoglie a braccia aperte, sporgendosi in avanti con un seno di fuori, e uno ancora dentro che spinge per uscire. Le corro incontro, innocentemente, senza frenarmi troppo. I miei occhi innocenti vedono solo un enorme cuscino caldo d’amore.

Mi tuffo in quel mare di carne. La mammella che era ancora dentro la veste si riversa fuori dietro la mia spinta, cadendomi addosso con un sonoro splash. La zia nel contempo mi avvolge con le sue braccia stringendomi contro le sue grasse tette. Sento le onde di carne infrangersi contro di me e attorno a me. Che morbidezza, è come sguazzare nel mare.

“Vieni qua, caro, vieni qua, fatti spupazzare dalla zia, fatti abbracciare!” mi dice, accarezzandomi la testa sepolta tra le masse dei suoi seni. “Stringimi forte… ecco, così… oh caro, la zia ti vuole tanto bene, sai? tantissimo…”

“Anche io,” le rispondo adagiandomi completamente sulle sue colline di carne, “anche io!”

E’ bellissimo essere sbatocchiato in tutto quel ben di dio. La zia ha un enorme sederone stracolmo di amore. Se volessi ci potrei affondare tutte le mie mani e tutta la mia testa. E’ eccitante e allo stesso tempo rilassante stringere una montagna così imponente, così infinita. La mia faccia è completamente avvolta dalle enormi zinne, mentre il resto del mio corpo poggia e strofina contro l’abbondante cellulite delle coscie e del ventre. Provo anche a muovermi in quell’abbraccio avvolgente, e ci riesco perchè è come sguazzare in un mare di carne. La stringo, la strizzo quanto più posso, e sento un desiderio nuovo, inusuale. Voglio fare parte di lei, entrare dentro il suo grembo e essere avvolto dalla sua morbidezza per sempre.

I miei sensi sono in un paradiso terrestre. Sono cullato dal suono delle onde del suo lardo, immerso nel sapore burroso della sua pelle, avvolto da un lago di lussuria che sovraccarica ogni ogni centimetro della mia pelle, mentre osservo delle enormi colline materne.

“Se hai freddo ti abbraccio forte tra i miei fianchi e ti avvolgo con le mie gambe, per tenerti caldo,” mi disse. Questa frase, insieme al caldo afoso che avvolgeva la campagna attorno a noi, aggiunse un elemento di sensualità misteriosa. Mi rimase impressa nella memoria per sempre. La zia me la sussurrò accarezzandomi, mentre la mia faccia sprofondava tra le sue tette carnose.


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