Accoppiamento

cosciona Roxxie

Ieri mi sono accoppiato con la mia grassona. Ultimamente si e’ pure ingrassata: solo poche ore prima mi aveva confessato che i suoi pantaloni della tuta che qualche mese fa le erano larghi, ora le vanno stretti attorno ai fianchi.

“Stasera ti monto e ti palpo per bene”

La sera arriva, e lei continua a mangiare. Le preparo una fetta pane molto burro e marmellata mentre lei mi accende la pipa. Il clima è temperato e fresco. Lei indossa un pigiama morbido aderente e una maglietta molto scollata, al punto che quando si china le mammelle abbondanti le premono contro la scollatura, sotto il loro peso da mucca. Non le fuoriescono solo per via della larghezza delle stesse, che e’ propria di una balia che ha appena partorito.

Inebriati dal cibo e dal benessere ci lasciamo andare ad un film. Lei si fa massaggiare la cellulite dei fianchi e il lardo delle cosce. A un certo punto si gira lentamente, accenna a muoversi verso di me, lascia un seno uscire e si mette di traverso sul divano, se non fosse che di fianchi è troppo grassa e non riesce a mettere le due ginocchia sul divano. Comunque si aggiusta, e lascia il culo in alto. E’ facile per me abbassarle il pigiama ed esporre tutta l’opulenza del suo bacino.

Le bacio i seni per un’eternita’, fino a che si stende di schiena afferrandomi tra le sue cosce. Ah, che bella che è. Mi posso muovere dentro quel porto ospitale assaporando tutta la morbidezza dei suoi moli. E’ grassissima sulle cosce ed e’ divino sentire tutto quel lardo attorno a me, tutt’attorno al bacino, sulle cosce… E’ come penetrarla con tutto il corpo.

Le sue cosce sono grasse come quelle di una bellissima scrofa, piene zeppe di lardo su cui affondare le mani.

Mi sono spinto e strusciato come più mi pareva, bene accolto dal suo lardo. Ho continuato a succhiarle i capezzoli, turgidi e grossi come quelli di una mucca. Sentivo i suoi muscoli vogliosi di me, e mi sono concesso. Mi sono immerso dentro di lei. Mi sono infilato dentro come se lei fosse di burro, e io un cucchiaio di legno vellutato. Succhiavo e spingevo, come un animale primitivo. Una mano sull’altro seno, l’altra lungo il ventre e la coscia, palpando con versi di lussuria.

Poi sono rimasto fermo, lasciando il mio bacino conficcato dentro di lei, immobile. Le piace sentirmi dentro di lei. Mi stringe ed accarezza da dentro, con i suoi muscoli interni.

E’ venuta cosi’. Siamo rimasti fermi, all’apparenza immobili, in un lavorio di passione silenziosa, interrotta solo dai suoi sospiri e dalle mie leccate da affamato. La palpavo come se fosse una mucca da carne.

“Vieni qua, grassona, siediti sopra di me”

Venuto il turno di soddisfare le mie voglie, mi sono messo comodo e l’ho fatta salire sopra di me. Mi ha preso tutto, con facilita’, da angelica meretrice quale e’; mi ha avvolto la testa tra le mammelle bovine, e poi con quel culone si e’ soffermata un mezzo centimetro sopra la base del mio pene. Giuro, sentivo i suoi lardarelli accarezzarmi i fianchi. E’ proprio grassa, obesa, aumenta sempre.

Allo stesso tempo le guardo i gnocchi di pura cellulite in cima ai fianchi e di fianco alle cosce. Autentici cuscini.

“Sei proprio grassa come una vacca, bella grassona, fatti palpare, dai, dammi ‘sto ben di dio. Sei fatta per essere scopata, con tutta ‘sta quantita’ di culo”

Giuro. Le metto due mani sotto le natiche, facendo coppa con le mia dita attorno alle protuberanze obese dei suoi glutei. Poi sollevo, con fatica. Sollevo due spessi gnocchi di lardo, come non ne ho mai sentiti. Non e’ un sederone, non e’ un culone. E’ proprio una portaerei, una montagna di obesita’ sfacciata, troppo grosso per poter essere definito “sederone”. E’ un culo compiaciuto della sua grassezza, dei suoi enormi crateri di cellulite.

Sollevo i gnocchi di lardo piu’ in alto che posso e poi li lascio cadere giu’.

Mai avrei pensato che tanto grasso potesse dare così tanto piacere. Il morbido peso del suo culone cade sopra il mio bacino, accarezzandomi nel più liquido dei massaggi. Pesante, ma morbido.

“Bella muccona, ti sei davvero ingrassata, non scherzavi… quanto sei grassa…”

Il suo capezzolo mi chiude la bocca. Succhio e stringo il lardo sotto le sue cosce, poi il lardo attorno, poi quello di sopra, poi mi immergo nel ventre, e affondo nei fianchi… grassa, ovunque.

Contenta del mio apprezzamento, mi prende il capo tra le sue borracce, e mi avvolge. Io succhio. Sollevo i barili di lardo del culo e li lascio cadere giu’. Una volta, due volte. Alla quarta volta sento la vagina stringersi attorno a me. Sette volte. E’ grassa come un bue, ha un culo inzuppato di lardo che trema tutto. Ci affondo le dita. Dieci volte. La pressione aumenta. Undici volte. La ingravido. Sento la mia donna mungermi, con inesorabile dolcezza. Le mie dita sono affondate nel suo grasso da cicciona. Le tette sono morbide, perfette per le mie labbra.

“Vitella da carne, cosciona, ingrassati ancora, ti prego…”

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