La Dea Cosciona Regina d’Italia – Capitolo 2

Guarda li' che bei fianchi grassi, e che belle quelle coscione da mattanza(photo: (c) bigbuttasshley.com)

Quella sera Rossana si presentò da Edoardo vestita in modo quasi indecente. Sotto un lungo impermeabile scuro si celava il suo corpo, coperto solamente da un sottile abbigliamento, senza maniche, attillato in vita e vaporoso sui fianchi. A parte l’indecente vastità di pelle esposta, non ci sarebbe nel suo vestiario nulla di strano, se non fosse che fuori faceva meno due gradi sottozero. Nonostante il freddo lei sembrava a suo agio con quasi nulla addosso.

Dal modo in cui le mammelle se ne stavano di fronte a lei si poteva capire che sotto il vestito c’era un reggiseno a balconcino, che forse sarebbe più appropriato dire a terrazza, visto che esponeva un paio di tettone in continuo movimento. Era come un mare in piena, con increspature opulente e una liquidità che poteva appartenere solo alle poccie più delicate, magari impregnate di abbondante latte.

Oltre a quel richiamo materno, vi era anche il richiamo di terra: lo spacco vertiginoso della gonna, che arrivava fino ai fianchi, scoprendo le rotondità di una lunga e lussureggiante distesa di piacere.

Edoardo aveva preparato una cena adatta a quel tipo di lusso. Dapprima vennero i numerosi antipasti, accompagnati da un buon vino rosso corposo. Vi erano vari tipi di salumi, dai prosciutti ai salami, con mortadella, pancetta e lardarelli. La mortadella in particolare riscontrò un grande successo presso Rossana. “Dicono che la mortadella non sia di classe, ma secondo me sono tutti matti! Passamene qualche altra fetta, va la!” Al chè Edoardo prontamente ne porse non una, ma numerose fette. “Rossana, sei la gioia di vivere, la bellezza fatta carne, e quanta carne!” esclamò Edoardo, “Ecco, mangia, nutriti, o mia dea!”

Rossana mangiava, e anche Edoardo mangiava mentre guardava le cosce di quella Venere grassa, fissandole senza pudore, senza falsità. “Mi guardi le cosce, eh? Guarda che ti ho visto guardarmele da settimane, cosa credi? Ma non c’e’ mica niente di male… ti piace la carne, e io ne ho tanta, lo so… guarda qua, guarda quanta ne ho…” e così dicendo Rossana si scoprì quasi tutta la coscia, per dieci o quindici lunghissimi secondi, giusto il tempo per fargli capire che era grassa per davvero e che esigeva un trattamento adeguato all’opulenza del suo corpo. Era come metterlo di fronte ad una specie di aspettativa. Sembrava che chiedesse, sei in grado o no di offrire qualcosa di altrettanto abbondante e prezioso come le mie floride cosce?

Incitato da cotanto splendore di mente e di corpo, Edoardo preparò le migliori tagliatelle alla bolognese che avesse mai fatto, e le servì abbondanti alla sua ospite, sempre con il vino sanguigino di prima.

Terminato il primo piatto, Rossana si fece avanti. “Cosa dici, ne prendo un altro piatto? Ho impressione di essere dimagrita recentemente, non so… a scanso di equivoci, meglio recuperare gli eventuali chili perduti, tu cosa dici?” Edoardo si precipitò a portargliene ancora, felice come un giovane stallone, e la guardò mangiare. Mangiava con passione, Rossana, seduta dritta e composta come una gentildonna. Grazie al suo vestito scollato si poteva vedere che mentre inforcava un nuovo boccone, le sue mammelle tremolavano tutte, come se fossero una vasca di latte. Ballavano dolcemente e continuamente. “Pure le tette sono grasse,” pensò Edoardo, e perse i suoi occhi dentro quelle colline.

–o–

In un primo momento Edoardo aveva cercato di nascondere la sua erezione, ma non gli ci volle molto a capire che era uno sforzo inutile ed insensato. Inutile perchè sapeva benissimo che non poteva resistere alla visione di quelle curve, e insensato perchè di fronte alla Dea Giunone non è che puoi nasconderti.

Il punto di non ritorno venne raggiunto verso la fine della cena, quando per versare un nuovo bicchiere di vino a Rossana, Edoardo si recò di fianco a lei. Potè quindi osservare il suo culone mentre riempiva la larga sedia in cui era seduta, con i suoi fianchi che ne oltrepassavano facilmente i limiti. Era infatti seduta a gambe divaricate, con l’indecenza e la consapevolezza di una Moana in carne. Il vestito se l’era tirato un po’ su e l’aveva riposto in mezzo alle cosce, scoprendo le gambe quasi per intero. Ma appena vide Edoardo affiancarla, non solo si sollevò ancora di più il vestito, ma allargò ulteriormente le gambe. Sollevò dolcemente uno di quei bastioni eterni e lo sbattè per terra, facendolo tremolare in tutta la sua grassa ricchezza.

Appena vide quel magnifico teatro Edoardo non seppe contenere la sua libido. “Madonna quanto sei bella.” Edoardo osservò l’edificio ondeggiare su se stesso come scosso da un maremoto, e avvicinò la mano, per sentire la carne rimbalzare. Il suo pene guizzò in modo brusco sotto i pantaloni spingendo dall’interno. Era come se all’improvviso il suo corpo si fosse mosso preso da un’anima antica e sconosciuta. Un richiamo di terra, un richiamo di carne.

Il pensiero di immergersi in quella vallata di lardo soffice, tenerissimo, lo prevalse completamente, e lui si lasciò cullare da quel pensiero. Pensò a come accoppiarsi e a come godere di più insieme a quella donna meravigliosa. Il suo pene si riempì di sangue in modo brusco. Il tessuto dei suoi pantaloni venne messo da un grande e continuo sforzo.

Ma Edoardo non fece nulla per nascondersi, e anzi godè della sua sfacciataggine incontrollata. Incontrollabile. E si avvicinò a Rossana, come se nulla fosse, per godere della sua bellezza.

(photo: (c) bigbuttasshley.com)

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